Privacy Policy Cookie Policy L'ABC di LGBTQIA+ ⋆ Antonio Prunas, psicologo e sessuologo a Milano

L’ABC di LGBTQIA+

L’ABC di LGBTQIA+

Cosa significa l’acronimo LGBT? Inizialmente composto di sole quattro lettere, esso è andato ampliandosi nel corso degli anni a includere un numero sempre maggiore di altre identità minoritarie. Questo processo di integrazione viene talvolta percepito con ironia, ma ha un significato estremamente importante. In questo breve contributo cercherò di spiegare il significato delle lettere che compongono attualmente l’acronimo e di chiarire l’importanza del riconoscimento e della visibilità di tutti i gruppi minoritari che in esso sono inclusi.

LGBT: che cosa significa?

Fino a pochi anni fa ci si riferiva alle minoranze sessuali con l’acronimo LGBT. Le quattro lettere dell’acronimo indicavano i quattro “principali” gruppi minoritari: Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender.

All’epoca questo acronimo rappresentò una rivoluzione in termini di inclusione, perchè permetteva di riferirsi a un gruppo decisamente più eterogeneo rispetto a quella che era comunemente nota come la “comunità gay”.

Nonostante l’intento rivoluzionario, tuttavia, in tempi rapidi molte cose sono cambiate, compreso il linguaggio oggi utilizzato per riferirsi agli orientamenti sessuali e alle identità di genere.

In conseguenza di ciò, l’acronimo originario si è progressivamente arricchito di altre lettere fino ad arrivare alla forma attuale di LGBTQIA+.

Le nuove lettere

La lettera “Q” sta per queer, un termine piuttosto ampio che originariamente era utilizzato, con intento denigratorio, per riferirsi agli uomini gay. In seguito la comunità LGBT si è riappropriata del termine che oggi viene utilizzato per riferirsi a tutte le persone che preferiscono non identificarsi in una specifica “etichetta” relativamente all’orientamento sessuale e/o all’identità di genere.

Due ulteriori lettere sono state aggiunte: la lettera “I” che sta per intersex e la lettera “A” che si riferisce alle persone asessuali.

Il segno “+” rappresenta infine tutte le altre identità che non trovano posto nell’acronimo.

Perché tutto ciò è così importante?

Il contesto culturale in cui viviamo tende a dare per scontato che le persone siano necessariamente eterosessuali (si parla a questo proposito di “eterosessualità obbligatoria”) e cisgender.

Ciò comporta che le altre categorie identitarie siano per lo più “invisibili” o “cancellate” costantemente nel linguaggio di tutti i giorni. Per le persone che non si identificano come eterosessuali e cisgender, questo fenomeno può avere effetti devastanti sul piano psicologico.

La comprensione di chi si è passa anche attraverso il riconoscimento in un gruppo o una categoria sociale. Per questo motivo, l’inclusione di termini e identità diverse nell’acronimo contribuisce a spezzare il meccanismo dell’invisibilità.

L’auspicio è che una sigla sempre più inclusiva possa aiutare molte persone diverse a trovare, con serenità, la propria collocazione identitaria.

 

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